Cernobbio 2016


 I VIDEO 


 

La prima giornata - 24 ottobre 2016

 

La seconda giornata - 25 ottobre 2016

 


LA GALLERIA FOTOGRAFICA 


 

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I DOCUMENTI 


 

Infrastrutture inadeguate e logistica inefficiente,
l'Italia si allontana dall'Europa

 

In tema di trasporti e logistica l'Italia cresce poco e rischia la marginalizzazione. E' quanto emerge dal Rapporto dell'Ufficio Studi di Confcommercio, realizzato in collaborazione con Isfort, presentato a Cernobbio in occasione del secondo Forum Internazionale di Conftrasporto-Confcommercio. A penalizzare il nostro Paese è soprattutto la mancanza di investimenti in opere infrastrutturali negli ultimi anni, che ci fa perdere 34 miliardi di euro l'anno (pari a 2 punti percentuali in termini di Pil) e che ci allontana dagli agli altri Paesi dell'Unione e dagli scambi internazionali. I numeri parlano chiaro: tra il 2010 e il 2014 i volumi di merci trasportati sono scesi del 10% nel settore marittimo e del 37% in quello su gomma, la contrazione più rilevante tra i Paesi fondatori dell'Ue. Nello stesso tempo,  le nazioni dell'Est crescono a due cifre, con la  Bulgaria a +18% circa sia nel settore marittimo che in quello dell'autotrasporto. Quanto alle merci in entrata, dal 2003 al 2015 le imprese italiane di trasporto su gomma hanno perso oltre il 60% dei traffici, contro un incremento del 700% di quelle dell'Est Europa. Dal 2009 al 2015, infine, le imprese italiane attive nel settore del trasporto terrestre e via condotte sono diminuite del 13%.


 

I numeri del rapporto

 

Il costo dei deficit logistici

 


 

Accessibilità: è un'Italia "spezzata" e "a singhiozzo"

 

E' un'Italia divisa in due in termini di accessibilità, con le regioni del Centro a fare da cuscinetto: se in Abruzzo e in Umbria i volumi di merce movimentati tra il 2010 e il 2014 via strada sono diminuiti in misura nettamente superiore alla media nazionale, in Friuli Venezia Giulia la contrazione si ferma a un quinto della media. E nulla cambia se si guarda alle ferrovie, visto che poco meno di tre quarti del traffico interno nazionale avviene tra le regioni a nord dell'Emilia Romagna. Lo si scopre leggendo il focus di Confcommercio e Isfort su trasporti e logistica in Italia presentato nelle seconda giornata del Forum internazionale di Conftrasporto a Cernobbio. Se si guarda invece alla rete di trasporto, ne emerge una cartina dell'Italia ‘a singhiozzo', con strade nate vecchie, o mai nate, o incomplete. Basti pensare ai 31 anni che sono stati necessari per completare i  40 chilometri della Variante di Valico Barberino-Sasso Marconi oppure ai  45 anni circa per i nove chilometri  della Tirreno-Brennero (ma ne mancano ancora 76…). Per il completamento di questi interventi servirebbero circa 16 miliardi di euro, da aggiungere ai quasi 2 destinati al potenziamento del trasporto merci ferroviario. Per quanto riguarda invece i porti, la situazione è più rosea,  con i buoni esempi di Genova e Ravenna in termini di diversificazione del traffico ed equilibrio tra offerta e domanda, e di La Spezia e Trieste per l'intermodalità mare-ferrovia. Quanto al  ‘sentiment' delle aziende dell'autotrasporto, gli operatori interpellati da Conftrasporto  risultano di 10 punti percentuali più pessimisti della media sulle prospettive dell'economia italiana (41,8% contro il 31,5%), mentre in termini di ricavi e occupazione c'è un peggioramento piuttosto marcato rispetto alla media nazionale di tutti i comparti (-4,5% ricavi e -3,6% occupazione).


 

Selezione e flessibilità, le proposte di Conftrasporto


 

Lo scenario economico tra crisi e lenta ripresa

 

La prima sessione del Forum Internazionale di Conftrasporto di Cernobbio è stata dedicata all'analisi dello scenario economico italiano e internazionale. Secondo Dominick Salvatore, professore della Fordham University, "se l'Europa non avesse fatto eccessi finanziari e bancari ancora più grossi di quelli fatti negli Stati uniti non ci sarebbe stata una crisi così profonda che ha fatto ricadere il vecchio continente in recessione nel 2012-2013". "Anche negli Stati Uniti la ripresa dalla crisi è stata lenta e faticosa, questo perché le aziende vivono nell'incertezza con una quantità infinita di regolamenti da rispettare". "L'Europa invece cresce poco perché c'è un costo enorme per fare attività economica in Europa". Salvatore ha chiuso il suo intervento facendo un'approfondita analisi dell'andamento dell'economia cinese. Nel suo intervento, Lucrezia Reichlin, docente di economia alla London Business School, ha offerto una visione tra luci e ombre dell'economia europea. "L'Europa non è andata così male come si pensava nel 2015, facendo segnare un piccolo rallentamento nel 2016". "Come detto - ha osservato Reichlin - ci sono segnali misti, tra una crescita dell'occupazione e un rafforzamento del sistema bancario. Ma restano grandi aree di fragilità, con un debito d'impresa e un debito pubblico molto alti. Una grande difficoltà delle imprese di piccole dimensioni è che sono eccessivamente dipendenti dal credito bancario".  "Questo crea una correlazione tra debolezza delle banche e debolezza delle imprese. Quindi alto debito e bassi investimenti". Reichlin ha poi osservato come i numeri del debito pubblico continuino ad essere troppo alti per consentire una crescita economica robusta. "La crisi ci ha lasciato un'eredità pesante". L'ex ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ha evidenziato gli aspetti più "italiani" dello scenario economico. "Ci siamo piantati - ha detto Giovannini - con il blocco della domanda interna. Non sono le esportazioni che ci possono tirare fuori dalla stagnazione e dalla crescita bassa, se non c'è una domanda interna robusta non andiamo da nessuna parte". Giovannini ha sottolineato che le recessioni precedenti sono state violente ma brevi, "questa è la prima volta che passiamo in una situazione di questo tipo: la lunghezza della crisi toglie sicurezza e punti di riferimento a cittadini e imprese". A chiudere i lavori della prima sessione è stato il vice presidente del Parlamento europeo, David Sassoli. "Noi abbiamo bisogno di buone politiche. Pensiamo che una riscrittura dei trattati europei sarà indispensabile, c'è la necessità di rafforzare l'Unione Europea rafforzando il senso delle politiche europee". "Potremmo lavorare ad un'agenzia per il trasporto stradale europeo", ha detto ancora Sassoli. "Sul quarto pacchetto ferroviario abbiamo verificato la possibilità di fare sistema in Italia e definire un testo che può essere considerato la riforma più importante del sistema ferroviario". "Per ogni politica europea - ha osservato Sassoli - è imprescindibile che ci sia una reale apertura del mercato". "Il settore ferroviario è un settore in grande espansione che, in alcuni ambiti, ha delle enormi potenzialità". "L'Europa può essere protagonista dell'Alta velocità che va diffondendosi in tante aree del mondo, perché ha il know-how".


 

La risposta delle istituzioni e il punto di vista degli operatori

 

La seconda parte dell'ultima giornata del Forum Conftrasporto a Cernobbio è stata dedicata al tema "La risposta delle istituzioni". Primo a prendere la parola Ennio Cascetta - coordinatore della Struttura tecnica di missione per l'indirizzo strategico, lo sviluppo delle infrastrutture e l'Alta sorveglianza del Ministero delle infrastrutture e Trasporti - per il quale "serve una visione di lungo periodo cominciando con lo scegliere tra le infrastrutture di cui l'Italia dispone quelle giuste, che offrono il miglior rapporto tra costi e benefici". Cascetta ha quindi sottolineato che prima della nomina del ministro Delrio il Paese ha sofferto di "pianificazione frammentata e inefficiente, mancanza di linee guida vincolanti, assenza di un quadro unitario di valutazione, norme tecniche troppo vincolanti, progetti non condivisi con i territori". Con quella che ha definito la "nuova stagione", invece, si è cambiato marcia "su pianificazione, strategie, obiettivi e azioni per le infrastrutture e i servizi di trasporto". L'esponente del Ministero ha infine parlato di intermodalità ferroviaria, sottolineando che "il sistema di trasporto merci in Italia è sostanzialmente fallito, nonostante l'ingresso di molti operatori privati, visto che la ferrovia ha dimezzato i traffici nazionali del 50% tra il 2007 e il 2014, E' il sistema delle infrastrutture ferroviarie che non è competitivo per il trasporto merci e, anche di caso di grandi investimenti, il treno potrà essere competitivo con l'autotrasporto soltanto sulle lunghe tratte. In ogni caso, il nostro obiettivo è quello di aumentare del 50% il traffico". Di porti ha parlato invece Luigi Merlo, consigliere del ministro delle infrastrutture e Trasporti per la portualità e la logistica, evidenziando che con la riforma appena approvata"per la prima volta c'è un disegno organico e si va verso un'integrazione del sistema Italia in un settore altamente competitivo su scala mondiale. Finalmente c'è un piano regolatore nazionale della portualità dettato dalle esigenze del mercato e non dallo spontaneismo territoriale". "Siamo di fronte a una trasformazione epocale del trasporto marittimo – ha proseguito Merlo - con i porti che saranno sempre più porti-industria e con le Autorità di regolazione sempre più soltanto al servizio delle esigenze degli operatori". Infine, sul palco sono saliti per un'intervista il presidente di di Aiscat nonché presidente onorario di Conftrasporto, Fabrizio Palenzona, e quello di Moby, Vincenzo Onorato. Il primo ha sottolineato che "Conftrasporto non ha partecipato mai alla gara tir contro treno o contro nave, perché si è sempre posto il problema dell'intermodalità, fattore decisivo di competizione". Poi una nota di ottimismo: "oggi, è vero, abbiamo tanti problemi di competitività, ma se riusciremo a risolverli potremo essere poi fortemente competitivi sul mercato mondiale". Il tutto rispettando le norme esistenti, perché "altrimenti si fa solo ipocrisia" e collaborando con le istituzioni perché "il nostro è un sistema che non può svilupparsi senza una prospettiva". Onorato, da parte sua, ha riproposto il tema delle "autostrade del mare", sottolineando che con l'unione del network Moby con quello di Aponte c'è un nuovo fortissimo player: "per i trasportatori c'è una nuova, grande possibilità con armatori al servizio dei trasportatori senza volontà di commistioni o condizionamenti". Quanto alla riforma dei porti Onorato ha detto che "va nella giusta direzione, la miriade di operatori che c'erano prima non aveva alcun senso. I porti sono fatti per accogliere le navi, non pochi operatori".

 


GLI INTERVENTI 


 

Ministro Infrastrutture e Trasporti - Graziano Delrio -  "La competitività del Paese dipende dalla logistica."

 

Sottosegretario Ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti - Simona Vicari - "Puntiamo a rendere più efficiente il sistema di trasporti."

 

Presidente Conftrasporto - Paolo Uggè - "Serve una politica per il rilancio del settore."

 

Presidente Conftrasporto - Paolo Uggè - "Sì al Ponte sullo Stretto, no alla concorrenza sleale."

 

Presidente Conftrasporto - Paolo Uggè - Intervista.

 

Presidente Confcommercio - Carlo Sangalli - "Su trasporti e logistica occorre fare di più, meglio e in fretta."

 


LA RASSEGNA STAMPA


 

 

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26 ottobre 2016