IL PUNTO di Paolo Uggè

Buon anno 2020 a tutti! Come era possibile prevedere sono iniziati subito all’interno della maggioranza i distinguo che già si intravvedevano. Il Paese necessita di avere una classe politica in grado di dare quella scossa necessaria per non precipitare nel baratro della recessione. Quindi una classe politica responsabile dovrebbe concentrarsi sull’individuare interventi urgenti ed utili al sistema Paese, invece di lacerarsi su questioni di mero potere, nella speranza di ottenere qualche voto in più.


I dati forniti dall’indice manifatturiero PMI Markit in Europa evidenziano come il made in Italy registri il peggior dato da ottanta mesi a questa parte. Meno occupati, flessione degli ordinativi e dei prezzi alla produzione. E’ vero che la “frenata” riguarda anche altri otto paesi europei, oggetto dell’indagine, ma ciò  che deve preoccupare è la lettura dei dati relativi al peggioramento. Mentre l’Austria non ha registrato alcun segnale di regressione l’Italia, insieme all’Olanda, presenta l’andamento maggiormente negativo. E’ tornata ai livelli del 2013.


Dall’inizio 2020 il Governo austriaco, che nel frattempo ha realizzato una nuova maggioranza che coinvolge il movimento ambientalista dei Verdi, ha proseguito con la scelta di incrementare gli ostacoli al trasporto su gomma (tra i ministeri assegnati al partito ambientalista vi è proprio quello dei trasporti). Questo non è positivo e dovrebbe divenire una preoccupazione primaria per il Governo.


Non è un mistero che l’economia italiana, fino ad oggi, si è retta sull’import- export. Ma se viene frenata la nostra capacità di scambi con il resto dei paesi europei, l’intero sistema economico nazionale va in crisi. Le merci prodotte o trasformate restano nei piazzali. Non si possono accettare bugie sulla possibilità di poter trasferire su rotaia queste merci rapidamente. Si dovrebbe sapere che così non è.


Gli ostacoli alle esportazioni, ai quali si aggiungono le crisi aperte di non facile soluzione nei 160 tavoli di crisi aperti al Mise, che vedono casi complessi come Alitalia, Ilva, Auchan, tanto per citare i più noti, non dovrebbero indurre responsabilmente ad una azione determinata a livello europeo da parte del nostro Esecutivo? Se si ostacola il nostro potenziale, che impatto vi sarà sull’intero sistema manifatturiero? Non può essere solo il Ministero dei trasporti ad aprire un confronto politico con la Commissione europea bensì la Presidenza del Consiglio a dover scendere in campo. 


Invece assistiamo a dichiarazioni enfatiche di natura politica, per lo più, o all’emanazione di provvedimenti non certo classificabili di primaria importanza che non producono alcun effetto positivo sulle imprese o, peggio ancora, sulla vita dei cittadini.


Possibile che ancora non si intervenga sulle norme dei trasporti eccezionali o sulla responsabilità che deve, in forza di leggi dello Stato, coinvolgere  tutti i soggetti della filiera del trasporto e che si lascino le motorizzazioni senza tecnici per effettuare le revisioni, ecc? Ha senso emanare un provvedimento come quello sui monopattini?  Qui si sfiora il ridicolo! Era un decreto dell’ex ministro Toninelli che lo disponeva? Il Mille proroghe poteva intervenire su quella misura, di dubbia utilità ambientale per altro, ma temo di impatto negativo per la sicurezza. Non vorrei essere considerato un “mena gramo” ma penso che gli incidenti che coinvolgeranno questi nuovi utilizzatori delle nostre strade, soprattutto se non rispetteranno, le regole non saranno pochi. Per i conducenti dei mezzi pesanti, in particolare, i nuovi utenti non saranno facilmente individuabili. Non è che la “facile” soluzione sarà di incolpare i killers della strada?


Da ultimo, ma non ultimo, si è fatto invece un gran discutere per l’inserimento di una norma che nulla ha a che vedere con l’oggetto del Decreto Mille proroghe e che riguarda una famiglia di imprenditori, o meglio una azienda, quotata in borsa. Sembra che la volontà sia di voler punire ad ogni costo, prima che un giudice terzo si sia espresso. Quasi vi fosse una rivalsa o un tentativo di ricerca di consenso popolare giocando sulle conseguenze tragiche di un dramma. Nessuno si domanda quale impatto si trasferirà sugli investitori esteri futuri se regole contrattuali vengono liberamente con una legge modificati retroattivamente? Ed i piccoli investitori che danni subiranno?  L’osservazione del P.M. che segue la complessa indagine afferma come non sia nè sensato né opportuno che a scegliere le imprese incaricate di compiere verifiche tecniche o che debbano effettuare i controlli manutentivi possano essere controllate dalla Concessionaria. Un criterio inappuntabile. Ma i criteri non sono inseriti nella Convenzione redatta dai ministeri competenti? Se questa commistione non è vietata dovrà essere espunta e modificata ma non può divenire a posteriori oggetto di colpevolezza. Inoltre sempre a proposito della tragedia come mai il “Robespierre politico di turno” (da non confondere con il magistrato inquirente) non si pone la domanda su chi fosse il governo o il ministro delle Infrastrutture che ha sottoscritto la convenzione? E nella concessione il dicastero era o no coinvolto nella effettuazione dei controlli? Il controllore, nel caso così fosse, ha forse minori responsabilità?


Ritengo giusto colpire duramente chi ha messo in pericolo l’incolumità altrui per proprie responsabilità. Ma non credo sia opportuno operare senza tener conto delle negatività per il Paese, oltre che per il 70% dei piccoli o dei medi investitori. Far crescere sentimenti di giustizialismo, solo per il consenso, rischia di colpire ancor più i veri danneggiati creando loro illusioni. E questi sono coloro che hanno perso la vita ed i loro familiari, non escludendo quelli che hanno subito danni.    


A loro e solo da loro può essere compreso il desiderio di rivalsa. Non certo alla politica-politicante.


In conclusione non possiamo passare sotto silenzio la vicenda che vede coinvolti i settori dell’armamento e dell’autotrasporto, per i quali Conftrasporto aveva proposto una soluzione.


La soluzione non c’è stata e se il giorno 7 gennaio non si troverà una soluzione adeguata si rischia il blocco dei porti.
 

04 gennaio 2020