IL PUNTO di Paolo Uggè

 

Covid un pericolo reale per la salute o un comodo alibi?

 

Anche se a distanza di pochi giorni, mi permetto di ritornare su un argomento che, se non sarà gestito adeguatamente, metterà il nostro Paese nuovamente in una condizione critica e forse drammaticamente irrecuperabile. Pertanto mi rimetto alla comprensione dei lettori.

 

Innanzitutto il comportamento del Governo è totalmente identico a quello del marzo scorso. Basta leggere i giornali o sentire i Media radiotelevisivi per rendersene conto. Si sta rigenerando quel clima ansiogeno con effetti sulla psicologia della gente, soprattutto i più deboli, devastante. A nulla è valso il richiamo del nostro Presidente della Repubblica che ha lanciato un appello su tale tema, evidenziando la necessità  di utilizzare la comunicazione in modo responsabile.

 

Vi è un altro fenomeno che sta emergendo: la reazione della gente e della categorie. Cittadini che iniziano a rifiutare gli interventi degli addetti ai controlli e reagiscono non solo a parole; categorie che mettono in atto manifestazioni nelle piazze. Nel fine settimana i commercianti di Napoli hanno manifestato davanti alla Regione, altri a Milano e Roma. Se le intenzioni anticipate sui Media con i divieti “ad Minchiam” diverranno realtà non è da escludere che le proteste possano  assumere un carattere ancora più incisivo.

 

Mi domando, ad esempio, se non reagiranno, alcune categorie di commercianti o società sportive alle quali potranno aggiungersi anche i cittadini che si sentono danneggiati, da decisioni che sembrano, stante la reale situazione sanitaria, molto esagerate.

 

Non occorre molto per organizzare in cento città cento manifestazioni davanti alle prefetture di operatori che, nel rispetto delle norme sul distanziamento, dimostrino il loro forte disappunto. Se succedesse cosa potrà fare il Governo, incapace, che sta portando l’economia del Paese allo sfascio? Comprimendo i consumi e le attività tornerà a svilupparsi il circolo vizioso che coinvolgerà il mondo produttivo, dei trasporti, quello delle piccole attività e/o società che operano nei vari settori sportivi, etc. Non  vi sarà un’organizzazione che avrà il coraggio di mettere in evidenza una situazione inaccettabile, perché esagerata?

 

Qualcuno mi darà del negazionista. Preferisco attribuirmi il termine più consono di realista. Ecco da dove nasce la  mia convinzione. Innanzitutto leggendo le anticipazioni delle nuove disposizioni si evidenzia in modo del tutto chiaro che quanto sostenuto, (non da “esperti” in cerca di ruoli politici, di consulenze o di pseudo scrittori di libri), ma da medici che operano sul campo in prima linea, circa l’indebolimento del virus è una realtà. Che senso avrebbe ridurre allora giorni di quarantena e il numero dei tamponi?

 

In secondo luogo, confrontando i dati del marzo scorso con quelli attuali si deve constatare come il quadro odierno sia ben diverso da quello di marzo.

 

Innanzitutto smettiamola di parlare di contagiati che è improprio e fuorviante. Il termine più adeguato è “positivi” ai tamponi. Più tamponi; più positivi.  In secondo luogo evidenzio come l’Italia sia l’unico, o uno dei pochi, paesi che ha, con una modalità, forse non del tutto coerente rispetto ai valori inseriti sia nella Costituzione che nelle leggi, attribuito il potere ad un soggetto mai votato, di poter assumere, “inaudita altera partes”, decisioni che limitano le libertà individuali, senza che ve ne sia l’estrema necessità.

 

La tabella che è sotto pubblicata fornisce un quadro diverso. Il raffronto dei dati fornisce una situazione che non induce certo a sottovalutare la situazione, ma non sia sufficiente  a limitare le attività e le libertà dei cittadini. Precauzioni sono una cosa; vietare un’altra.

 

Ecco la tabella.

Non si tratta di una mia elaborazione ma risulta pubblicata da sabato 10 ottobre sulla prima pagina di un quotidiano nazionale.

 

Leggendola qualcuno può trarre la conclusione che il Paese si trovi in uno stato di assoluta emergenza?  Io PENSO  PROPRIO DI NO!

 

MA VI E’ DI PIU’! NESSUNO L’HA SMENTITA! AD OGGI  SOLO INDIFFERENZA E SILENZI.

 

Delle due l’una o i dati sono falsi e quindi non solo va smentita ma minacciata la querela al responsabile del giornale per diffusione di notizie ingannevoli su aspetti che toccano la salute dei cittadini. Se i numeri sono aderenti, esiste allora una sola iniziativa: si chiedano le dimissioni di un Esecutivo che mente e fornisce dati distorti, diffondendo ansia e paura nei cittadini.

 

Questa è l’ora della scelta per i corpi intermedi,  per i partiti di opposizione  e per la politica raziocinante . Dimostrare di esistere.

12 ottobre 2020