IL PUNTO di Paolo Uggè

Troppo facile affermare che eravamo stati facili profeti. Da tempo avevamo detto che se la situazione non si fosse affrontata dal punto di vista delle riaperture delle attività, delle libertà, il rischio che fenomeni sociali di protesta si sarebbero innescati era ipotizzabile ed avremmo assistito ad iniziative di popolo. In queste ultime settimane abbiamo registrato iniziative di tante categorie. Così è stato!

 

Alla gente non bastano più le promesse di ristorni (peraltro sulla effettiva erogazione ed entità dei quali vi sarebbe molto da dire). La domanda che sempre più emerge è quella delle riaperture, oggi accompagnata dalla richiesta dei vaccini. Il perché è semplice. La voglia di libertà è sempre più forte.

 

Devo dire che da quanto si legge sui giornali non stiamo facendo una bella figura. Errori orripilanti sono stati commessi nella definizione delle procedure e nella stesura dei contratti con i produttori e le case farmaceutiche per la fornitura dei vaccini; leggiamo addirittura che si sarebbe tentato di nascondere le osservazioni che gli enti preposti a livello mondiale indirizzavano al governo del Paese circa l’adeguatezza del piano che doveva esser aggiornato per fronteggiare adeguatamente situazioni di emergenze. Per carità di Patria meglio non parlare della gestione delle mascherine, dei banchi con le rotelle e, per fortuna subito accantonata dal presidente Draghi, mi riferisco all’idea di realizzare delle “primule” da utilizzare come centri di vaccinazione. Una risposta inadeguata. Quello che emerge è che in altri Paesi la gestione della fase di contrasto della pandemia sia risultata di molto più efficiente. Forse i nostri esperti, confusi dai tanti virologhi hanno perso la trebisonda. Resta da comprendere il perché non si sia proceduto alla sostituzione dei responsabili, e senza titubanze. Alcuni di loro sono stati sostituiti, nuovi responsabili individuati, è vero, ma il soggetto che si è dimostrato piuttosto confuso gestisce ancora il ministero della Salute.

 

Nella giornata di ieri abbiamo potuto apprendere che il Consiglio dei Ministri ha approvato la nomina di due vice ministri al dicastero dello sviluppo economico. Bene! A distanza di tempo, dopo averne snaturato con il cambio di nome (forse ora qualcuno inizia a comprendere perché chi scrive ha immediatamente contestato la scelta di eliminare la dicitura dei trasporti) il ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibile non ha, invece, ancora sentito l’esigenza di assegnare le deleghe ai due vice Ministri ed al Sottosegretario. Forse il titolare è alla ricerca spasmodica della quantità dello zucchero necessario per favorire la “mobilità dolce”, termine utilizzato in un comunicato stampa diramato dal dicastero, nel quale, “per raggiungere l’essenziale obiettivo si prevede il ricorso ad investimenti senza precedenti”. Non mi permetto di esprimere giudizi in merito, la trovata si commenta da sé, ma solo far notare invece che forse sarebbe più urgente fornire all’economia un sistema più rispondente alle sue esigenze. Queste, come noto, dipendono dalla gestione logistica e dei trasporti. Forse avere un riferimento di governo che affronti le tante tematiche del settore, decisivo per la funzione logistica che piaccia o non piaccia è il trasporto su gomma, sarebbe indispensabile. Speriamo avvenga presto. Se debbo aggiungere una riflessione sembrerebbe che come nel paese le merci possano muoversi poco importi.

 

Funzionalità motorizzazioni e revisioni; contributo non dovuto all’Art; tassazione sui ristorni derivanti dalla situazione ligure (Ponte e limitazioni alla circolazione); permeabilità dell’arco alpino; interventi economici al settore, pur con la dovuta attenzione per la sostenibilità ed altre, attendono ancora risposte e le imprese hanno necessità di certezze per affrontare la difficile fase della ripartenza.

 

Intanto l’Unatras ha invitato le proprie federazioni aderenti a consultare attraverso assemblee gli aderenti al fine di organizzare iniziative adeguate. Se le risposte non arriveranno nel prossimo esecutivo Unatras, già stabilito, si assumeranno le decisioni necessarie. La Fai terrà la propria assemblea nella giornata di venerdì 16 aprile.

 

Le imprese di autotrasporto, non possono passare da “eroi” a reietti. La volontà di partecipare alle iniziative utili al Paese è scontata ma in un quadro di conoscenze reali e di collaborazione attiva. Questo tuttavia non dipende solo dal settore e dalla responsabilità dei suoi imprenditori.

 

Nella prossima settimana le federazioni dell’Unatras si ritroveranno e conseguentemente alle risultanze delle rispettive assemblee renderanno note le proprie decisioni. Ovviamente la speranza è che dal governo giungano le risposte attese, magari individuando il riferimento politico abilitato a confrontarsi con il settore che nel corso della pandemia ha consentito al Paese di non fermarsi. Se così non sarà per farci sentire senza alcun dubbio sapremo trovare i modi giusti.

15 aprile 2021